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22 luglio 2025

Tar 2025 - la sentenza riguarda l’analisi di un giudizio amministrativo riguardante questioni di diritto del lavoro, in particolare in materia di decurtazione stipendiale e impugnazione di atti amministrativi. Di seguito, si fornisce un’analisi approfondita degli aspetti giuridici e delle questioni rilevanti trattate.

 

Tar 2025 -  la sentenza riguarda l’analisi di un giudizio amministrativo riguardante questioni di diritto del lavoro, in particolare in materia di decurtazione stipendiale e impugnazione di atti amministrativi. Di seguito, si fornisce un’analisi approfondita degli aspetti giuridici e delle questioni rilevanti trattate.

1. **Interesse della ricorrente e effetto del provvedimento successivo**

Il Collegio evidenzia che il provvedimento successivo –OMISSIS–, pur non essendo stato impugnato dalla ricorrente, non elimina l’interesse di quest’ultima all’annullamento dei provvedimenti originari. La motivazione risiede nel fatto che tale atto, essendo meramente confermativo, si limita a reiterare le statuizioni precedenti senza modificarle o eliminarle. La giurisprudenza consolidata afferma infatti che un atto confermativo, anche non impugnato, non determina automaticamente la cessazione dell’interesse ad agire, poiché l’interesse a impugnare può sussistere in relazione alle questioni di diritto o di fatto sottese alla decisione originaria.

2. **Normativa di riferimento per la decurtazione stipendiale**

Il decreto impugnato ha disposto che la decurtazione stipendiale della ricorrente fosse conforme all’art. 5, comma 14, della legge 638/1983, in attuazione del D.L. 463/1983. La norma prevede che il dipendente assente alla visita di controllo decada dal diritto a qualsiasi trattamento economico solo per i primi dieci giorni di assenza, e nella misura della metà per i successivi.

Il giudice sottolinea che questa disposizione è stata correttamente applicata, in quanto l’atto di decurtazione riproduce i termini normativi e, quindi, la sua mancata impugnazione non ha effetto sulla validità della misura. La questione si inquadra nell’ambito delle decurtazioni stipendiali per assenze ingiustificate o non giustificate, disciplina regolata dalla normativa sopra richiamata, che rappresenta un limite alla retribuzione del lavoratore in caso di assenze non autorizzate.

3. **Criterio di cessazione dell’interesse e parziale accoglimento del motivo di ricorso**

Il giudice riconosce che, poiché la decurtazione è stata applicata conformemente alla norma, e questa è stata reiterata nel provvedimento successivo, l’interesse della ricorrente a impugnare gli atti originari, nella parte relativa alla decurtazione, si considera cessato. Tuttavia, si evidenzia anche che l’interesse della ricorrente è stato parzialmente soddisfatto dal provvedimento di conferma, poiché ha consentito di risolvere in via amministrativa la questione della decurtazione, attenuando l’effetto delle pretese impugnate.

4. **Eccezione sollevata dall’Amministrazione resistente**

L’Amministrazione ha sollevato un’eccezione di inammissibilità circa la domanda della ricorrente di disapplicare l’art. 3, comma 1, del d.m. n. 206/2017. Secondo l’Amministrazione, la ricorrente avrebbe dovuto impugnare esplicitamente tale disposizione regolamentare, anziché limitarsi a contestare la sua applicazione sulla base di quanto verbalizzato dal medico fiscale.

Il giudice respinge questa eccezione, ritenendo che la richiesta di disapplicazione di una norma regolamentare, che è stata applicata in modo diretto e immediato dall’Amministrazione, possa essere formulata anche senza impugnare espressamente la disposizione regolamentare stessa, se tale norma si rivela illegittima o applicata in modo erroneo.

**Conclusione**

In sintesi, il pronunciamento si concentra sulla rilevanza degli atti successivi e sulla corretta applicazione delle norme in materia di decurtazione stipendiale, evidenziando che l’inerzia della ricorrente rispetto al provvedimento confermativo non comporta la cessazione del suo interesse ad agire. Inoltre, viene respinta l’eccezione di inammissibilità relativa alla domanda di disapplicazione di norme regolamentari, affermando il principio che la tutela giudiziaria può essere richiesta anche senza impugnare espressamente tutte le disposizioni regolamentari coinvolte, quando si contestano modalità di applicazione o illegittimità di atti amministrativi.




Pubblicato il 15/07/2025
N. 01231/2025 REG.PROV.COLL.
N. 00971/2024 REG.RIC.
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 971 del 2024, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato  ;
contro
Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia, domiciliataria ex lege, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico in Venezia, piazza S. Marco, 63 (Palazzo ex Rea);
per l’annullamento
del decreto del Provveditore regionale per il Veneto - Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige del Dipartimento dell’Amministrazione -OMISSIS-, notificato in pari data, con cui è stato rigettato il ricorso gerarchico proposto avverso il provvedimento del direttore della -OMISSIS-, di decurtazione dell’indennità di malattia;
nonché di ogni altro atto presupposto, ivi compreso il predetto provvedimento n. -OMISSIS-, di decurtazione dell’indennità dalla percepita dalla ricorrente per tutto il periodo di malattia, e ogni altro atto collegato.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 22 gennaio 2025 il dott. Giampaolo De Piazzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO
1. La ricorrente, agente del Corpo di polizia penitenziaria presso la casa circondariale di -OMISSIS-, era stata assente dal servizio per malattia nel periodo -OMISSIS-, per un totale di -OMISSIS-, periodo durante il quale ella - come comunicato all’Amministrazione - sarebbe rimasta presso il proprio domicilio a -OMISSIS-
Il direttore della predetta casa circondariale, con nota prot. n. -OMISSIS-, contestava alla ricorrente di essere risultata assente al dichiarato domicilio in occasione delle visite fiscali eseguite nei giorni -OMISSIS- e -OMISSIS-, invitandola a presentare osservazioni, e successivamente con provvedimento n. -OMISSIS- disponeva la decurtazione integrale di quanto percepito dalla medesima per tutto il periodo di malattia.
In particolare, il direttore della casa circondariale: a) richiamava le certificazioni mediche presentate dalla ricorrente per giustificare l’inidoneità al servizio; b) indicava i referti della locale sede I.N.P.S. da cui emergeva che il medico aveva dichiarato di non avere potuto effettuare la visita fiscale in quanto la ricorrente in entrambe le occasioni era risultata sconosciuta o comunque irreperibile all’indirizzo indicato; c) riteneva le osservazioni presentate dalla ricorrente non documentate o comunque non idonee a dimostrare la presenza della stessa nell’abitazione in occasione degli accessi eseguiti dal medico fiscale.
2. La ricorrente impugnava il descritto provvedimento presentando ricorso gerarchico, respinto dal Provveditore regionale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria con -OMISSIS-, notificato in pari data.
Il Provveditore riteneva che le censure mosse all’operato del medico fiscale – il quale non si sarebbe mai recato presso l’abitazione della ricorrente e comunque non avrebbe suonato il campanello – non fossero idonee a smentire le risultanze dell’accertamento: a) per le contraddizioni insite nelle dichiarazioni rilasciate dai soggetti che riferivano la continua presenza della ricorrente presso l’abitazione; b) perché le attestazioni rese dal medico dell’I.N.P.S. nei verbali -OMISSIS- – attesa la qualità di pubblico ufficiale rivestita dal medesimo – «sono da ritenere corrispondenti a verità fino a prova contraria e contestabili solo con querela di falso da parte del dipendente»; c) per il dovere di cooperazione che incombe sul lavoratore, gravato dell’onere di provare di essersi diligentemente adoperato per consentire al medico di eseguire la visita fiscale.
3. La ricorrente impugnava il descritto decreto (unitamente al provvedimento del -OMISSIS-) presentando tempestivo ricorso affidato a tre motivi di censura.
3.1. Con il primo motivo la ricorrente deduce di aver correttamente comunicato al datore di lavoro l’indirizzo ove avrebbe trascorso il periodo di malattia, precisando che all’esterno dell’abitazione (costituita da un fabbricato indipendente) vi è una cassetta postale recante anche il suo nome, come risulta dalla documentazione fotografica allegata al ricorso. Inoltre, la ricorrente contesta l’affermazione del medico fiscale secondo il quale in entrambe le occasioni era risultata sconosciuta o comunque irreperibile all’indirizzo indicato per la visita fiscale, producendo documentazione a lei pervenuta al medesimo indirizzo comunicato all’Amministrazione e sostenendo che il medico fiscale non si sarebbe mai recato presso la predetta abitazione.
3.2. Con il secondo motivo la ricorrente - premesso che le due visite erano state eseguite rispettivamente alle ore -OMISSIS- - chiede la disapplicazione dell’art. 3 d.m. n. 206 del 2017 che individua gli orari di reperibilità per i dipendenti pubblici all’interno delle fasce orarie 9.00 - 13.00 e 15.00 - 19.00, ritenendo la previsione illegittima per contrasto con l’art. 55-septies, comma 5-bis, d.lgs. n. 165 del 2001, norma che rinvia ad un apposito decreto ministeriale il compito di “armonizzare la disciplina dei settori pubblico e privato” individuando “le fasce orarie di reperibilità entro le quali devono essere effettuate le visite di controllo” in caso di assenza per malattia.
Posto che per il settore privato le fasce orarie di reperibilità sono 10.00 - 12.00 e 17.00 - 19.00, la ricorrente - invocando la sentenza del T.A.R. Lazio n. 16305/2023, con cui è stato dichiarato illegittimo l’art. 3 d.m. n. 206 del 2017 - deduce che la mancata armonizzazione, ponendosi in contrasto con le superiori coordinate normative, determina un’ingiustificata disparità di trattamento fra i dipendenti privati e quelli pubblici, in violazione dei princìpi costituzionali di uguaglianza e di buon andamento, di cui agli artt. 3 e 97 Cost., e contrasta con la direttiva n. 2000/78/CE, che vieta ogni discriminazione fra lavoratori privati e pubblici.
3.3. Con il terzo motivo, in via subordinata, per il caso in cui sia accertata la correttezza dell’operato dell’Amministrazione, chiede che sia dichiarata illegittima la decurtazione dell’indennità di malattia nella misura intera per tutto il periodo di -OMISSIS-, invocando l’art. 5, comma 14, d.l. n. 463 del 1983, secondo il quale, in ipotesi di assenza alla visita di controllo senza giustificato motivo, il lavoratore decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per i primi dieci giorni, e nella misura della metà per l’ulteriore periodo.
4. L’Amministrazione intimata, costituitasi con il patrocinio dell’Avvocatura erariale, eccepiva preliminarmente l’inammissibilità: a) del primo motivo di ricorso, nella parte in cui sono contestate attestazioni indicate in verbali che fanno piena prova fino a querela di falso, dovendo essere qualificato come un pubblico ufficiale il medico incaricato di eseguire la visita fiscale; b) del secondo motivo, in ragione dell’omessa impugnazione del d.m. n. 206 del 2017.
Nel merito l’Amministrazione: a) in replica al primo motivo di ricorso, negava l’idoneità probatoria delle foto presentante dalla ricorrente, non collocabili in uno spazio temporale preciso, e rilevava che l’abitazione – la cui cassetta postale non reca il numero civico – non è di facile individuazione, per cui la ricorrente non avrebbe adottato le cautele necessarie per consentire al medico fiscale di effettuare la visita; b) in replica al terzo motivo, produceva il provvedimento -OMISSIS- della direzione Casa Reclusione -OMISSIS-, notificato alla ricorrente e non impugnato, che dispone il non riconoscimento del trattamento economico nella misura del 100% per i primi dieci giorni (periodo -OMISSIS-.
5. In vista della pubblica udienza la ricorrente depositava i filmati della telecamera di sorveglianza installata all’ingresso dell’abitazione, al fine di corroborare sul piano probatorio la tesi secondo cui il medico, nei giorni ed orari dal medesimo indicati, non si sarebbe recato presso l’abitazione della ricorrente, e produceva memoria ex art. 73 c.p.a. ribadendo quanto esposto in ricorso.
6. Alla pubblica udienza del 22 gennaio 2025 la causa veniva trattenuta in decisione.
DIRITTO
1. Preliminarmente, il Collegio osserva che il sopravvenuto provvedimento -OMISSIS- – pur non essendo stato impugnato dalla ricorrente – non determina il venire meno dell’interesse della ricorrente medesima all’annullamento dei provvedimenti impugnati, trattandosi di un atto meramente confermativo di parte delle precedenti statuizioni.
Il decreto con cui è stato respinto il ricorso gerarchico proposto dalla ricorrente aveva disposto che la decurtazione stipendiale fosse «conforme a quanto previsto dall’art. 5, comma 14 L.638/1983 di conversione del D.L. 463/1983», secondo cui il dipendente assente alla visita di controllo decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico solo per i primi dieci giorni, e nella misura della metà per i successivi.
Il suddetto provvedimento del -OMISSIS- reitera quanto disposto sul punto dall’impugnato decreto, modulando la decurtazione nei termini normativamente prefigurati. Pertanto, la sua mancata impugnazione – proprio perché atto meramente confermativo – non ha conseguenze sul permanere dell’interesse all’annullamento degli atti impugnati.
Tuttavia per effetto del provvedimento stesso risulta integralmente soddisfatto l’interesse sotteso al terzo motivo di ricorso, con cui la ricorrente invoca proprio l’art. 5, comma 14, d.l. n. 463 del 1983, ragion per cui risulta parzialmente cessata la materia del contendere.
2. Sempre in via preliminare il Collegio deve affrontare l’eccezione sollevata dall’Amministrazione resistente, secondo la quale la ricorrente non può chiedere la disapplicazione dell’art. 3, comma 1, d.m. n. 206 del 2017 (sulla cui base l’Amministrazione ha recepito quanto verbalizzato dal medico fiscale e ritenuto assente la lavoratrice alla visita di controllo), perché la stessa era tenuta ad impugnate espressamente tale disposizione regolamentare, chiedendone l’annullamento.
L’eccezione non è fondata.
Come osservato dalla ricorrente, il citato art. 3, comma 1, d.m. n. 206 del 2017 è stato annullato dal T.A.R. del Lazio, Roma con sentenza 3 novembre 2023, n. 16305, non appellata e quindi passata in giudicato.
Inoltre, secondo una consolidata giurisprudenza (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 24 luglio 2024, n. 6678), l’efficacia dell’annullamento giudiziale di un atto avente natura regolamentare si estende a tutti i possibili destinatari, anche se non sono stati parti del giudizio, in quanto gli effetti del giudicato si estendono al di là delle parti che sono intervenute nel singolo giudizio dato che l’annullamento di un atto amministrativo a contenuto normativo ha efficacia erga omnes per la sua ontologica indivisibilità.
Pertanto, il fatto che la ricorrente non abbia impugnato l’art. 3 d.m. n. 206 del 2017 con azione di annullamento, limitandosi a chiederne la disapplicazione, non comporta l’insussistenza dell’interesse all’annullamento del provvedimento adottato in base a tale disposizione, ben potendo il Collegio acclarare, in applicazione del principio iura novit curia, il quadro di riferimento in base al quale l’Amministrazione ha esercitato il proprio potere.
3. Nel merito il Collegio, in ossequio al principio della c.d. ragione più liquida (Consiglio di Stato, sez. V, 14 dicembre 2022, n. 10970), ritiene che l’esame del ricorso possa iniziare dal secondo motivo, con cui la ricorrente censura le modalità seguite per effettuare le visite di controllo, evidenziando che il medico fiscale, come indicato nei verbali dallo stesso formati, si è recato presso l’abitazione indicata dalla ricorrente nei giorni -OMISSIS-, e lamentando che tali accessi sono stati effettuati al di fuori delle fasce orarie di reperibilità previste per i lavoratori del settore privato (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00).
Relativamente all’individuazione dei momenti della giornata durante i quali il lavoratore del settore pubblico, assente dal lavoro per malattia, dev’essere reperibile presso il domicilio comunicato all’Amministrazione di appartenenza, occorre partire dall’art. 17, comma 1, lett. l), legge n. 124 del 2015, che introduceva il criterio direttivo della “riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici”. A tale criterio direttivo veniva data attuazione con l’art. 18, lett. d), d.lgs n. 75 del 2017, che sostituiva integralmente l’art. 55-septies, comma 5-bis, d.lgs. n. 165 del 2001.
La prima parte della norma riformulata dispone che “Al fine di armonizzare la disciplina dei settori pubblico e privato, con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono stabilite le fasce orarie di reperibilità entro le quali devono essere effettuate le visite di controllo” in caso di assenza per malattia del dipendente.
In esecuzione della disposizione primaria è stato emanato il d.m. n. 206 del 2017, “Regolamento recante modalità per lo svolgimento delle visite fiscali e per l’accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonché l’individuazione delle fasce orarie di reperibilità”. L’art. 3 di detto decreto, rubricato “Fasce orarie di reperibilità”, dispone al comma 1 che “In caso di assenza per malattia, le fasce di reperibilità dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18”.
Tuttavia l’art. 3, comma 1, d.m. n. 206 del 2017 si discosta dal criterio direttivo posto dall’art. 55-septies, comma 5-bis, d.lgs. n. 165 del 2001 e si pone anzi in contrasto con esso. Infatti il citato art. 3, anziché armonizzare – come imposto dalla norma – la disciplina dei controlli delle assenze per malattia nel settore del lavoro pubblico con quello del lavoro privato (nel quale le fasce orarie sono 10.00 - 12.00 e 17.00 - 19.00), riproduce pedissequamente la disposizione già contenuta nell’art. 1 decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 206 del 2009, secondo cui “In caso di assenza per malattia, le fasce di reperibilità dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi”.
Attesa la riportata contrarietà alla norma di indirizzo, l’art. 3 d.m. n. 206 del 2017 - come già ricordato - è stato annullato dal T.A.R. del Lazio, Roma con sentenza n. 16305/2023 accogliendo censure identiche a quelle formulate dall’odierna ricorrente.
4. Il secondo motivo di ricorso è quindi fondato, in quanto sia il provvedimento n. -OMISSIS-, di decurtazione dell’indennità, sia il -OMISSIS-, di reiezione del ricorso gerarchico, si basano sui referti del medico fiscale che, in occasione di entrambe le visite fiscali, ha attestato di avere tentato di effettuare l’accesso presso il domicilio della ricorrente in orari (-OMISSIS-) non consentiti, stante l’annullamento dell’art. 3 d.m. n. 206 del 2017 (che prevedeva fasce orarie comprendenti gli orari di accesso eseguiti dal medico), e quindi sono illegittimi per invalidità derivata, costituendo l’irreperibilità del lavoratore negli orari prestabiliti, durante il periodo di malattia, il presupposto necessario per l’adozione dei predetti provvedimenti.
5. In conclusione, in parte si deve disporre la cessazione della materia del contendere (relativamente al terzo motivo) e, per il resto, il ricorso dev’essere accolto. Per l’effetto, si deve disporre l’annullamento dei provvedimenti impugnati, con assorbimento del primo motivo di ricorso, dal cui accoglimento la ricorrente non potrebbe conseguire una maggiore utilità.
6. Le spese di giudizio possono essere compensate, considerata la complessità degli aspetti esaminati.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte e in parte dichiara la cessazione della materia del contendere. Per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità.
Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 22 gennaio 2025 con l’intervento dei magistrati:
Carlo Polidori, Presidente
Andrea De Col, Primo Referendario
Giampaolo De Piazzi, Referendario, Estensore
         
         
L'ESTENSORE        IL PRESIDENTE
Giampaolo De Piazzi        Carlo Polidori
         
         
         
         
         
IL SEGRETARIO



In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

 

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