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26 marzo 2025

Tar 2025- Il caso in esame, relativo all'assegnazione temporanea di un vice ispettore di Polizia, evidenzia una questione complessa che tocca aspetti sia giuridici sia umani. L'agente, attualmente trasferito a una località lontana dalla sua famiglia, si trova in una situazione difficile, poiché la moglie e la figlia di due anni presentano problemi di salute che richiedono la sua presenza costante.

 

Tar 2025- Il caso in esame, relativo all'assegnazione temporanea di un vice ispettore di Polizia, evidenzia una questione complessa che tocca aspetti sia giuridici sia umani. L'agente, attualmente trasferito a una località lontana dalla sua famiglia, si trova in una situazione difficile, poiché la moglie e la figlia di due anni presentano problemi di salute che richiedono la sua presenza costante.
Dall'analisi della decisione del TAR, emerge che i giudici hanno riconosciuto l'indispensabilità della presenza del poliziotto nella propria residenza familiare, sottolineando l'importanza di garantire un equilibrio tra le esigenze lavorative e quelle familiari, soprattutto in situazioni delicate. Tuttavia, il rinvio dell'udienza a settembre 2025 implica che, nonostante il riconoscimento della necessità della presenza del genitore, l'agente dovrà continuare a rimanere lontano dalla sua famiglia per un periodo prolungato.
Un aspetto cruciale della sentenza è l'invocazione di un orientamento del Consiglio di Stato, secondo cui una carenza organica del 6% nel personale di polizia può giustificare il diniego di un trasferimento. Questa interpretazione potrebbe avere ripercussioni significative non solo per il caso specifico, ma per l'intero sistema delle forze dell'ordine. Infatti, la situazione attuale, già caratterizzata da carenze strutturali, rischia di diventare insostenibile, in quanto potrebbe impedire ai membri delle forze dell'ordine di avvicinarsi alle proprie famiglie, costringendoli a una scelta tra il servizio e la vita familiare.
Gli avvocati coinvolti nel caso, Francesco Leone, Simona Fell e Raimonda Riolo, hanno messo in evidenza come questo principio possa creare un precedente pericoloso. La loro affermazione che "essere figli di appartenenti alle forze dell'ordine, con questo orientamento, significa rinunciare alla presenza di uno dei propri genitori" sottolinea la necessità di una riflessione più profonda sulle politiche di assegnazione e trasferimento all'interno delle forze di polizia, in modo da garantire un bilanciamento adeguato tra le esigenze del servizio e i diritti dei membri del personale e delle loro famiglie.
In conclusione, questo caso non è solamente una battaglia legale, ma rappresenta una questione di civiltà, che mette in luce la necessità di proteggere i diritti dei lavoratori delle forze dell'ordine e il loro diritto a una vita familiare dignitosa. È fondamentale che le istituzioni prendano in considerazione queste esigenze, per evitare che il servizio alla comunità diventi sinonimo di sacrifici e privazioni inaccettabili per le famiglie dei membri delle forze dell'ordine.


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